Meditazione su due piedi: star bene camminando

Nella vita frenetica di ogni giorno, molto spesso trascuriamo l’importanza del valore che hanno le nostre estremità, i nostri cari piedi, nei confronti del corpo, se non quando ci fanno male e sono dolenti.
I piedi, costretti nelle calzature, non sempre idonee, sostengono tutto il peso della persona nel suo camminare, ma hanno anche il grande compito (spesso dimenticato) di gestire il circolo di ritorno venoso del sangue e della circolazione linfatica dal basso verso l’alto.
Da quando ero ragazzo sono avvezzo a camminare per conoscere il territorio, non solo di campagna, di montagna o di un piccolo paese, ma anche di grandi metropoli, come Bologna, Milano, Parigi, per scoprire con gradualità, con una visuale semplice ed accessibile le bellezze o i misteri del territorio.
Così facendo ho maturato un’abitudine che mi porto ancora dietro quando devo prendere una decisione importante: faccio due passi a piedi e lascio che la risposta venga da sé.
Credo che molte persone utilizzino spontaneamente questa modalità di comportamento, nella quale la mente ordinaria abdica a favore dell’Intuizione.

Mi soggiungono alcune domande a proposito del valore dell’Intuizione.
1) Che valore può avere per l’uomo moderno l’ispirazione o la “non mente” - secondo la concezione orientale - dato che vuole poter spiegare ogni fenomeno della natura in modo scientifico ed oggettivo?
2) Vivere in una condizione d’ispirazione è caratteristica esclusiva di pochi artisti che hanno avuto tale dono di natura fin dalla nascita, o è uno stato di coscienza al quale tutti noi possiamo giungere con opportune modalità di preparazione?
3) Questo particolare stato di grazia psichico come può essere spiegato e a che cosa può essere utile nel quotidiano?
Cercherò di rispondere a queste domande tornando al punto di partenza, cioè su due piedi.
L’attività del camminare consiste semplicemente nel muovere le gambe in modo coordinato, orientati verso un direzione o uno scopo: uscire o entrare in casa, andare a fare la spesa, andare in un parco…
Se questo movimento assai semplice e spontaneo diventa ritmico, costante e prolungato nel tempo e se siamo completamente assorti nell’azione che stiamo facendo, senza avere altre finalità, come quella di giungere da qualche parte nel tempo più breve possibile, avviene qualcosa di speciale nel corpo-mente o psicosoma.
Progressivamente possiamo sperimentare lo stato di vuoto mentale, come uno stato di abbandono, di beatitudine, di completezza.
Proprio in questo stato di rilassamento cosciente e dinamico possiamo cominciare ad entrare in contatto con quella parte antica ed arcaica della psiche, che due grandi medici dell’anima del 20° secolo, Freud e Jung, hanno chiamato inconscio.
E’ proprio da questo grande serbatoio indifferenziato d’informazioni e ricordi posto sotto la soglia dell’io cosciente, che arrivano le risposte migliori alle questioni più difficili, purché riusciamo a separare ciò che ha un valore universale da ciò che è frutto del comportamento reattivo e condizionato ad un dato evento personale: pregiudizi, paure ataviche, ossessioni…
Queste risposte autentiche e veritiere - contenute nel superconscio - provengono da molto lontano, spesso risalgono al periodo natale o prenatale, ma possono giungere a noi da ricordi che arrivano dalla notte dei tempi.
Sin dalle epoche più remote molti grandi saggi e yogi di ogni cultura e paese cercarono di far uscire l’uomo dall’ignoranza e dai limiti determinati dall’abuso del pensiero razionale e dal materialismo, elaborando procedimenti che potessero permettere all’uomo comune di arrivare a sviluppare i poteri nascosti della mente, per giungere ad una supercoscienza, che equivale ad una grande conoscenza dei mondi interiori ed esteriori congiunta ad una grande saggezza.
Cosa hanno in comune questi metodi antichi di sviluppo del potenziale umano, quali lo yoga, lo zen, il taoismo, l’alchimia, lo sciamanesimo, con il camminare consapevole?
Si tratta in ogni caso di partire da un’azione esterna e dinamica, o interna e statica, come ad esempio una posizione yogica, per giungere naturalmente ad uno stato meditativo ed estatico, ottenendo così l’unificazione di corpo, mente e spirito.
La meditazione, questo stato d’armonia superiore che ci permette di contattare il nostro sé profondo, è in realtà accessibile a tutti.
Sia il camminatore consapevole, sia lo sportivo che sceglie di camminare, hanno bisogno di padroneggiare alcune fasi o azioni psicofisiche coordinate, indipendentemente dal metodo utilizzato: il ritmo costante dell’azione e del respiro, l’azione prolungata nel tempo, la regolarità nell’esecuzione, la progressione graduale nell’azione e soprattutto la purezza d’intento o semplicemente il non cercare nulla, ciò che nel taoismo viene chiamato “wu wei”, cioè “fare senza sforzo”.
Tuttavia ciò che distingue il camminatore meditativo dallo sportivo è proprio questa attenzione o attitudine mentale orientata sull’intento puro da coltivare ogni giorno della vita - vero cibo per l’anima - mentre in genere lo sportivo si sofferma maggiormente sulle altre fasi di coordinamento dei ritmi psicofisici.


IL BELLO DEL CAMMINARE È’
Una meditazione sui due piedi

Col camminare consapevole possiamo sperimentare, oltre ai benefici di natura prettamente biologica sul sistema cardiocircolatorio, respiratorio, nervoso, digestivo ed immunitario, anche quelli tipici dello stato meditativo, aumentando la gioia di vivere, la pienezza, l’armonia ed il rilassamento.
Grazie alla contemplazione della natura, nella sua semplicità, nella mutevolezza dei cambiamenti climatici e stagionali, veniamo spontaneamente in contatto con i ritmi e le necessità sia degli organi interni, sia della parte sensibile, animica e spirituale.
Questa apertura del cuore e della mente porta un nutrimento sottile, oggi più che mai importante per rinforzare i valori umani universali, quali la solidarietà, la convivenza pacifica, il rispetto per la vita ed il pianeta Terra che ci sostiene e nutre in molti modi.
Il camminare consapevole e meditativo educa delicatamente sia la sfera psico - affettiva, sia quella spirituale, permettendo di riappropriarci di aspetti fondamentali per l’esistenza umana quali:
L’Essenzialità (dell'Essere)
Viaggiare a piedi significa apprendere a selezionare le cose veramente indispensabili, limitarsi per incentivare l’essenziale. Questa attitudine, seppur dovuta a ragioni di necessità (gli oggetti pesano se a portarli sono le nostre spalle) porta a sviluppare l’ordine ed un naturale processo di chiarificazione delle categorie mentali.
Coltivare l’essenzialità aiuta a uscire dalla confusione, dalla distrazione, dalla nevrosi, dal senso di separazione, vere mine vaganti dell’equilibrio psicofisico.
La Gioia (di essere qui)
Camminare porta un piacere profondo, che stimola l’incontro col nuovo, con lo sconosciuto, riaccende la fiaccola della sensorialità, induce una serena accettazione dello scorrere del tempo, visto come amico e compagno discreto delle esperienze di vita.

Il Silenzio (tornare a casa)
Il silenzio agevola la purificazione e la liberazione dalle tensioni e dai conflitti, in genere per loro natura tumultuosi, rumoreggianti e caotici, che spesso inconsapevolmente ci portiamo dietro o meglio dentro, come una zavorra inutile, pesante e fastidiosa.
I sogni, gli ideali ed i desideri più autentici si materializzano ad ogni nuova visione del reale, resa possibile grazie all’ascolto dei suoni e dei messaggi che provengono dal mondo esterno - il visibile - e dall’interno della coscienza - l’invisibile -.

Il Camminare Lento (seguendo il ritmo interiore)
Il camminare lento favorisce il dialogo interiore e l’ascolto reciproco, porta ad amalgamare meglio le esigenze nostre e degli altri compagni di viaggio. Permette di scorgere luoghi dimenticati del nostro essere, sia mentre guardiamo fuori, sia mentre ci osserviamo dentro. La cosa bella e sorprendente è che tutto questo spesso avviene contemporaneamente.

Il Rispetto (del vivente)
Il rispetto esiste quando noi ci facciamo carico di cancellare la tracce del nostro percorso nella natura, non disturbando il suo fluire regolare, facendo attenzione semplicemente a non inquinare l’ambiente con residui del cibo, a non deturparlo in modi ancora più offensivi, come ad esempio quello di minacciare la flora e la fauna protette.
http://www.aromatario.it/numero4/index.html

Renato Tittarelli.
Consulente in naturopata, aromaterapia, massaggio, esperto in metodi alchemici e vibrazionali. Direttore e docente della SOAM, Scuola Olistica di Aromaterapia e Massaggio di Ancona.

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